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Comprare fake streams è la pirateria musicale 2.0

E tu ne sei la vera vittima. Ascolti fake, metodi promozionali reali e l’algoritmo di Spotify. Tutto quello che devi sapere per promuovere la tua musica su Spotify!

E tu ne sei la vera vittima. Ascolti fake, metodi promozionali reali e l’algoritmo di Spotify. Tutto quello che devi sapere!

I colossi della musica pensavano che rendendo la musica gratuita e fruibile online avrebbe finalmente risolto il grandissimo problema che la pirateria musicale aveva creato e accentuato all’inizio del nuovo millennio.

Una nuova pratica però ha preso il suo posto, creando così un voraginoso mercato di fornitori, seller e reseller di ascolti pirati, ossia non legittimi.

I casi sono tantissimi e vanno da: artisti italiani ascoltati solo e soltanto negli States, a playlist con artisti emergenti che vengono streammate all’impazzata solo oltre oceano, artisti sconosciuti che da un momento all’altro ottengono migliaia di ascolti sui singoli e così via.

I costi? Bassissimi. Inserimenti in playlist che portano migliaia di streams a 25/30€, ascolti venduti a stock di mille per 2,90€ e così via.

Il danno che creano? Le royalties rubate a chi invece gli ascolti se li suda, con campagne promozionali reali, costruzioni di fanbase della durata di anni, live, campagne di comunicazione etc etc.

Ma non solo.

Ecco i motivi per cui comprare streams fa male sia a te che all’industria musicale

Quando ascolti degli stream, il sofisticato sistema di controllo di Spotify percepisce che gli ascolti sono automatizzati e quindi non appartenti a utenti reali. Spotify infatti ha al suo interno un sistema molto simile al reCaptcha, in una versione molto aggiornata ed evoluta, che analizza le azioni dell’utente e lo classifica come reale o bot.

Quindi? Dal momento che Spotify dovrà consegnare all’utente gli ascolti non ci sarà nessun problema, ma nella ripartizione delle royalties e nell’assegnazione dei posizionamenti algoritmici sarà molto severo.

E’ impensabile infatti, che un profilo che è stato vittima o fautore di “stream fraud”, il termine tecnico con cui si individua questa frode ai danni di Spotify, riceverà un posizionamento algoritmico nella piattaforma e se questo succederà il profilo verrà sicuramente inserito in un network di altri artisti che hanno comprato gli stessi stream.

Comprare gli ascolti è economico rispetto a promuovere musica in maniera lecita e sicuramente è molto più appagante nel breve termine, ma a lungo andare danneggia sia l’immagine e sia il posizionamento del profilo dell’artista, oltre che metterlo di fronte alla condizione di reato di truffa nei confronti di Spotify, con conseguente espulsione dalla piattaforma e rimozione di tutti i brani.

Inoltre chi compra gli streams danneggia l’industria della musica, in quanto toglie ad altri artisti percentuali di royalties derivanti dall’ascolto dei brani. Il sistema di Spotify è molto semplice: Spotify raccoglie gli abbonamenti e le spese degli investimenti pubblicitari sulla piattaforma e ne trattiene il 30%. Il restante 70% lo ripartisce agli artisti sotto forma di royalties e di diritti d’autore, ossia DRM, diritti di riproduzione meccanica e DEM ossia diritti di edizione musicale.

Quando un artista pratica o si affida a un agenzia che pratica per lui questo sistema, sta esponendo per forza di cose, tutta l’industria a un drastico calo degli introiti, per poi rischiare anche di perdere la sua fetta a causa dei ban e delle ripartizioni.

Perchè Spotify non blocca questo sistema?

Molto semplice. Spotify fornisce traffico agli inserzionisti ed un catalogo musicale vastissimo agli ascoltatori.

Dal momento che gli ascolti generati sotto questa forma, attivano comunque le pubblicità, Spotify ottiene compensi, seppur molto minimi, data la natura del traffico, dagli inserzionisti.

Nel momento in cui Spotify, comprende la natura degli streams, ripartisce all’artista un forfettario per una grosse mole di ascolti, oppure lo banna dalla piattaforma, trattenendo così per se tutto la gran parte del volume di royalties generato dall’operazione di frode.

Serve davvero avere migliaia di ascolti ed essere sconosciuto?

Sicuramente avere molti ascolti e visualizzazioni alle proprie produzioni è un motivo di orgoglio. Ma quando queste visualizzazioni e questi ascolti non sono reali, danneggiano soltanto gli artisti e gli impediscono di costruire una carriera musicale.

Il futuro ed il successo di un artista non si misura dal numero di stream che colleziona al primo brano, ma dalla capacità dell’artista di produrre musica di qualità e di coinvolgere attraverso messaggi, testi, composizioni i suoi ascoltatori e fidelizzarli.

Comprare un ascolto, significa anche non volere un vero pubblico. E questo significa immediatamente fallire. Non esiste musica, senza un pubblico che l’ascolta.

Come è possibile promuovere la musica su Spotify in modo leggitimo ed ottenere ascolti reali ai propri brani?

Ci sono 4 metodi principali ed entrambi validi:

Promuovere un singolo su Spotify attraverso l’utilizzo delle Ads di Instagram.

Questo metodo è il più semplice ed alla portata di tutti. Una volta creato un contenuto promozionale ed impostata una campagna di Ads attraverso Instagram o attraverso il business manager, con l’obbiettivo di portare visualizzazioni alla pagina di destinazione, è possibile stabilire il budget da investire, la durata della campagna ed il pubblico da coinvolgere.

Questo metodo promozionale è molto consigliato per ottenere una buona copertura su Instagram, che è al momento il social più popolato ed ottenere un traffico molto selettivo al proprio singolo.

Promuovere un singolo su Instagram significa attuare una serie di accortezze per far sì che il contenuto incuriosisca le persone e le porti a scoprire di più in un mare di altre stories e contenuti simili.

PRO: Aumenta la visibilità di un contenuto. Aumenta le impression di un profilo.

CONTRO: Il rapporto qualità/prezzo degli ascolti è molto elevato rispetto al resto delle piattaforme di promozione.

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Promuovere un singolo su Spotify tramite le Ads Display di Google

Questo metodo è abbastanza complesso, data la natura dei contenuti e la capacità di Google Ads di portare traffico tramite i banner. Ma con la giusta preparazione e la giusta dose di esperienza siamo riusciti ad ottimizzarlo e a renderlo funzionale e molto prestante.

Gli annunci Display si vanno a posizionare in siti web, app mobile, partner Google come Youtube e Gmail, per cui riescono a portare una grossa mole di traffico al singolo.

Promuovere il singolo in questo modo è molto efficace in quanto colonizza dei posizionamenti molto cliccati e visibili, specialmente i posizionamenti offerti dalle app mobile di giochi e di musica.

PRO: Aumenta la visibilità di un contenuto. Garantisce un determinato risultato in termini di ascolti. Il rapporto qualità/prezzo degli ascolti è molto basso rispetto al resto dei servizi di promozione.

CONTRO: Gli annunci colonizzano anche posizionamenti un pò off-limits. Le campagne di piccola portata difficilmente coprono la vasta rete in maniera effettiva. Non si ha la possibilità di targetizzare geograficamente, se non rinunciando a una grossa fetta degli ascolti.

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Promuovere un singolo su Spotify tramite gli annunci Audio su Spotify.

Questo metodo è considerabile il vero level-up per la promozione di un contenuto su Spotify. E’ un metodo nuovo ed ha quindi i suoi bug e le sue difficoltà, ma offre agli artisti una vetrina di 30 secondi direttamente sulla piattaforma musicale più utilizzata al mondo.

Le Audio Ads di Spotify Ad Studio consistono in un annuncio audio di 30 secondi con un voice-over e una traccia musicale. Spotify inoltre richiede l’inserimento di una cover in formato quadrato come banner della pubblicità.

L’annuncio viene riprodotto in base al budget investito per migliaia di volte raggiungendo così il pubblico indicato nel target. Spotify da la possibilità infatti di targetizzare le campagne attraverso criteri come località, età del pubblico, artisti preferiti, genere musicale di riferimento e abitudini d’ascolto.

PRO: Gli annunci audio su Spotify portano utenti coinvolti nell’ascolto di musica ad ascoltare i tuoi brani. La targetizzazione è molto mirata. Il posizionamento offerto aumenta di molto la reputazione e l’awareness dell’artista.

CONTRO: Le campagne partono da un minimo di 250€ di budget e la loro creazione non è affatto semplice, in quanto non esiste la possibilità di A/B test. Gli ascolti generati da una campagna sono del tutto variabili e quindi poco garantibili.

Promuovere un singolo su Spotify tramite l’inserimento in playlist

Questo metodo promozionale, diretto e senza fronzoli, consente agli artisti di posizionare la propria musica, come veri editori, all’interno di chart create da Spotify, dal suo algoritmo e da curatori privati che si cimentano a creare le loro selecta musicali.

L’inserimento in playlist, da la possibilità all’artista di ottenere un posizionamento in contesto dove un gruppo fidelizzato di ascoltatori, ascoltano, sotto “raccomandazione” del curatore dei brani. Questo consente al brano di essere salvato e ricondiviso in altre playlist.

Le playlist algoritmiche di Spotify, come quelle Editoriali, sono raggiungibili solo attraverso le giuste pratiche di distribuzione. Hanno un costo 0, se non si considera il costo del piano di distribuzione annuale o per singolo che l’artista o l’etichetta sostiene. Saper posizionare la musica nelle playlist editoriali di Spotify è il primo step per imparare a distribuire bene la propria musica.

In questo articolo ne abbiamo parlato, spiegando come utilizzare il distributore musicale per ottenere i posizionamenti algoritmici ed editoriali.

Le playlist private, molto utili se all’inizio della distribuzione, bisogna avviare un meccanismo di ascolto e condivisione, sono molto importanti per iniziare correttamente a posizionare la propria musica. Ci sentiamo però di mettere in guardia gli ascoltatori da tutte quelle playlist che con pochi followers e un network alle spalle poco conosciuto o comunque poco influente, garantiscono migliaia di ascolti. Le playlist private, correttamente gestite portano un numero di ascolti massimo, pari ad un terzo dei followers della playlist. Diffidate quindi dalle playlist con troppi followers e con troppi ascolti gestite da network piccoli o sconosciuti.

Anche noi abbiamo un piccolissimo network di playlist rispetto ai network di Digster, Filtr e Topsify, ossia i curatori privati delle tre principali major discografiche, ma abbiamo dalla nostra, un piccolo seguito organico, generato con anni di editoria e promozione e la capacità di offrire agli artisti ascolti leggittimi, con condivisioni e salvataggi.

Se vuoi scoprire il nostro servizio di Playlist Pitch, visita questa pagina!

Gli inserimenti in playlist hanno il vantaggio di posizionare dunque un brano all’interno di un network di persone, amici o fan, e quindi di offrire un ascolto puro del brano. D’altra parte però, a menochè non si riescono ad ottenere posizionamenti influenti, difficilmente questo metodo di promozione esponenzializza la copertura di un brano.

PRO: L’artista può decidere i posizionamenti che vuole ottenere. I posizionamenti sono per lo più gratuiti (algoritmiche ed editoriali) oppure hanno un costo relativamente molto basso (playlist private). Gli ascolti nelle playlist fanno molto bene all’algoritmo di Spotify nel caso generano salvataggi e condivisioni in altre playlist.

CONTRO: Entrare in una playlist algoritmica è relativamente fattibile, entrare in una playlist editoriale è abbastanza difficile. Alcune playlist private generano molti ascolti e di dubbia provenienza. L’inserimento in playlist è un posizionamento, ma non una campagna di promozione.

Come funziona quindi l’algoritmo Spotify?

Il funzionamento dell’algoritmo di Spotify, non è tanto segreto, ne tantomeno nascosto. Spotify mette a disposizione degli artisti un sistema di tracciamento dei dati, sotto il nome di Spotify For Artists, dal quale è possibile analizzare l’audience dei brani e rinvenire da dove vengono ascoltati i brani, da che fascia di età di pubblico, da che dispositivi e da quali sorgenti.

Le sorgenti nel funzionamento algoritmico hanno una rilevanza particolare.

Saper promuovere la propria musica, equilibrando gli ascolti diretti al catalogo con gli ascolti provenienti dalle playlist algoritmiche ed editoriali e le playlist di curatori privati o degli ascoltatori, e riuscire ad ottenere anche ascolti da sorgenti diverse, come dispositivi tv, dispositivi audio o embed del player in siti web e app mobile è un’arte che un artista emergente, editore della sua musica dovrebbe imparare a fare al più presto!

Analizziamo un caso specifico:

Your Profile and Catalog

Quest’artista, di cui non farò menzione, ha ottenuto ascolti per il 20% dal suo catalogo, ossia da persone che lo hanno cercato, digitando il suo nome nella stringa di ricerca (stream fidelizzato). Questo tipo di ascolti è molto importante per l’indicizzazione del profilo, in quanto le keyword di ricerca vengono messe in ranking.

Listener’s own playlists and library

Le playlist private degli ascoltatori, ossia tutte le playlist generate dagli utenti o da curatori privati, sono una fonte del 46%. Questo tipo di ascolti significa che oltre ad aver ascoltato i suoi brani, gli ascoltatori, hanno deciso di salvarli e di convididerli nelle loro playlist private, fonte di discussione e di litigi, durante le serata in macchina con gli amici. In questa sorgente rientrano tutti gli ascolti ottenuti tramite inserimenti in playlist. Questa fonte, se correttamente sfruttata (niente ascolti fake, niente playlist bottate etc etc) genera il carburante del profilo, per cui gli ascolti ritornano all’infinito da ogni nuova condivisione.

Other listener’s playlist

Questo posizionamento fa riferimento a tutti gli ascolti derivanti dall’inserimento in playlist private degli ascoltatori. Queste playlist sono le comuni playlist private in cui gli utenti salvano i loro brani preferiti e li riascoltano random. Avere una buona percentuale di questi ascolti è un indice di successo, da non sottovalutare.

Spotify editorial playlists

Questa sorgente è la madre di tutte le sorgenti. Quando un artista attiva questa sorgente, tutte le altre impazziscono. Entrare in una playlist Spotify può farti guadagnare ascolti, interesse delle etichette discografiche e anche qualcosa di soldi in termini di royalties. In questo caso, il profilo aperto da poco, non ha ancora rilevato posizionamenti di questo tipo. Ma alla prossima uscita, con una corretta strategia di distribuzione, ne potrebbe usufruire.

Spotify editorial playlists

32% dalle playlist editoriali di Spotify, significa un buon posizionamento in Release Radar, in On Repeat, in Discover Weekly e in Daily Mix. Questo tipo di posizionamento è molto gradito all’artista, in quanto consente a nuovi utenti di ascoltare il proprio brano. Non tutti gli ascolti di questi posizionamenti però si fidelizzano!

Other

Tutti gli ascolti provenienti da cassette bluetooth, dispositivi mobile su embed, tv, ascolti esterni a Spotify, ascolti web, entrano in questa sorgente. Questa sorgente è indice di forte espansione della propria popolarità, ma alle volte potrebbe essere un sentore di ascolti di bassa qualità degli ascolti.

Sono convinto che queste nozioni che ti abbiamo offerto ti saranno utili per portare contenuti innovativi e di qualità ai tuoi futuri ascoltatori.

La conoscenza e la divulgazione di questi argomenti è spesso materia di indugi da parte degli addetti ai lavori, che preferiscono tenere le loro conoscenze segretate, come a voler creare un mistero iniziatico intorno alla promozione musicale online.

Nella nostra visione aziendale, offrire gli strumenti opportuni per promuovere la musica online in maniera semplice e trasparente agli artisti e le etichette, senza alcun vincolo di competitività è solo un carburante per una produzione artistica e un processo di evoluzione editoriale degli artisti, che può generare i futuri artisti di riferimento di domani.

Vogliamo inoltre condividere apertamente questo contenuto per sollecitare gli utenti all’utilizzo di strumenti di promozione “sani”. Non crediamo assolutamente che listini prezzi come quelli sul nostro sito internet possano essere una fonte di scoraggiamento per gli artisti e ci teniamo a differienzarci da una forte orda di nuove “agenzie”, nate sopratutto a ridosso di marzo 2020, che spacciando per servizi pubblicitari i propri servizi, concorrono a diffangare e rendere losco e degno di sospetto il nostro operato.

Non abbiamo mai venduto stream fake agli artisti, nè autorizzato o sostenuto tali comportamenti quando eravamo dei semplici apprendisti della promozione musicale. Oggi che lavoriamo per consolidare una realtà imprenditoriale digitale in Italia, non ci possiamo sporcare le mani per così poco!

Se eravamo dei compratori di streams al posto del nostro logo, avremmo almeno avuto la decenza di mettere una bandiera dei pirati! ????

Mi auguro che i contenuti di questo articolo sono stati esaurienti per la tua prossima mossa in ambito musicale!

Se vuoi tenerci un pò più sott’occhio seguici su Instagram

© 2020 Novenovepi

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